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Raggiungere la completa indipendenza dal gas russo non è facile (né veloce)

Il nostro paese si trova però in una posizione di relativo vantaggio rispetto ad altri.

14 ottobre 2022

Negli ultimi mesi, da quando è iniziata la guerra in Ucraina, la dipendenza dal gas importato dalla Russia da parte di molti paesi – soprattutto europei – è calata in modo importante. Un risultato che è frutto di accordi dei vari governi con altri paesi fornitori, che includono stati del nord Africa e del nord Europa, ma anche merito di strategie tampone come l’aumento degli stoccaggi e la riduzione dei consumi. 

Per l’Italia, stando ai dati ufficiali, i flussi di gas in ingresso dalla Russia sono già scesi di oltre un terzo (e si tratta del dato cumulato da gennaio a luglio, quindi ora dovrebbero essere ulteriormente diminuite le importazioni), e la necessità di appoggiarsi alla Russia è scesa dal 40% del 2021 al 18% di luglio 2022. Il nostro paese si trova però in una posizione di relativo vantaggio rispetto ad altri: basta pensare che per alcuni (Bosnia, Moldavia, Macedonia) la dipendenza dalla Russia pre-conflitto era del 100%, e molti altri avevano percentuali superiori ai due terzi (Serbia 89%, Austria 86%, Finlandia 75% e Lettonia 92%, tanto per citarne alcune).

Grafico: Il Post  Fonte: Ministero della Transizione ecologica  |  Scaricare i dati  |  Creato con Datawrapper

Anche se il risultato ottenuto in pochi mesi da diversi paesi può essere considerato un buon segnale, l’obiettivo di raggiungere una reale e totale indipendenza dalle forniture provenienti dalla Russia non è facile:

  • da un lato perché trovare fonti alternative è sempre più complicato (dato che tutti le cercano) 
  • dall’altro perché la transizione verso le energie rinnovabili (o eventualmente verso il nucleare) è un processo che richiede strategie di lungo corso, che si estendono su archi di tempo pluriennali o più probabilmente pluri-decennali.

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Finché non saranno completate le opere infrastrutturali di potenziamento delle fonti e degli approvvigionamenti alternativi, i piani dovranno continuare a contemplare manovre straordinarie come l’abbassamento del riscaldamento e una serie di misure volte a contenere i consumi, per evitare di arrivare nei mesi più freddi a una situazione di emergenza vera e propria, con le scorte di gas al limite per fornire energia e riscaldamento.

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Il profilo di rischio e di rendimento del Fondo non riflette il rischio insito in circostanze future diverse da quelle con cui il Fondo è stato recentemente confrontato. Ciò comprende i seguenti eventi che, seppur rari, possono produrre conseguenze di ampia portata.

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  • Rischio di controparte: il fallimento o l’insolvenza delle controparti dei derivati del Fondo potrebbero provocare il mancato pagamento o la mancata consegna. · Rischio operativo: processi mal funzionanti, guasti tecnici o avvenimenti catastrofici potrebbero causare perdite.
  • Rischi politici e legali: gli investimenti sono esposti a modifiche della normativa e degli standard applicati da un particolare paese, fra cui restrizioni alla convertibilità della valuta, introduzione di imposte oppure di controlli sulle transazioni, limitazioni dei diritti di proprietà o altri rischi legali.
  • Rischi di sostenibilità: I rischi di sostenibilità sono eventi o condizioni ambientali, sociali o di governance che possono avere effetti negativi rilevanti sul rendimento, a seconda del settore, dell’industria e dell’esposizione dell’azienda. Per gli obiettivi d’investimento, i rischi, le spese e gli oneri nonché per informazioni più complete sul prodotto si rimanda al prospetto (o al documento d’offerta pertinente), che deve essere letto attentamente prima dell’investimento.

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